mercoledì 24 dicembre 2014
Case #12 - Sogno: gemelli, acqua, madre
Sogni, sogni ad occhi aperti e storie sono simili, e forniscono modalità di accesso alla persona.-
Jesse aveva scritto una storia su due ragazzi. Loro giocavano sulle rive di una diga. Il personaggio principale, chiamiamolo Tony, aveva paura dell'acqua. Il gemello, Jack, no. Jack era in acqua, giocava e invitava Tony ad entrare. Tony si tratteneva. La loro madre era morta tempo prima, e loro erano affidati alla loro matrigna. Tony aveva una pietra in tasca, un ricordo di sua madre, Jack prese la pietra dalla sua tasca e la tirò nell'acqua. Tony corse in acqua quindi, e dopo vide che era in acqua, dimenticandosi della pietra.
Il problema di Jessie è che era esitante sullo sposare la sua compagna. La amava, ma non era sicuro della relazione nel lungo periodo, e non riusciva a prendere una decisione.
Noi analizzammo il sogno, lasciandolo identificare con ogni personaggio. Come Tony aveva paura dell'acqua, di entrarci. Come Jack era spontaneo, aveva fiducia in sé stesso ed era giocoso. Come la sua madre morta, era amorevole, giovane, dolce. Come l'acqua era profondo.
L'esperienza con sua madre era stata importante, infatti sua madre era stata fredda e distante, e ciò era l'origine di una parte della sue difficoltà nelle relazioni con le donne - aveva paura di avvicinarsi troppo, aveva paura che la freddezza potesse entrare nella relazione.
Ciò che era chiaro qui era la connessione nella sua esperienza con una parte più profonda, calda, femminile. Questo era ciò che lo motivava ad entrare in acqua. Ma era evidente che gli serviva l'aiuto del suo 'gemello', qualcuno che non aveva paura, che poteva prender e l'immagine di una madre 'calorosa, e 'buttarla' in acqua.
Gli chiesi di recitare le parti. Io sarei stato il gemello che prendeva il ricordo dalla sua tasca gettandolo in acqua. Lui acconsentì, quindi narrando 'ora prendo il ricordo, ora lo getto in acqua'. Lui immaginò quindi di entrare in acqua. Si sentì rilassato.
Questa fu per lui un'esperienza profonda. Si sentì in riposo, calmo e capace di entrare in contatto con una luogo profondo di sé che non era spaventato da preoccupazioni sul future della relazione. Come nella storia, una volta 'in acqua', lui non aveva più bisogno di sua madre.
Era evidente che erano necessarie molte cose. Prima di tutto di qualcuno che lo aiutasse – il 'gemello 'che dirigesse la sua attenzione alla madre calorosa che desiderava. Poi, il suo movimento naturale sarebbe stato verso quel luogo. Infine lui sarebbe potuto essere sé stesso, non più diviso tra la parte che voleva nuotare, ma esitante, e la parte che andava giusto avanti nella vita. Sentì le due parti unirsi. Ebbe la sensazione di una connessione con la profondità, il calore, il femminile nel suo cuore, e fu quindi capace di immergersi nella vita, e nella relazione, senza esitare.
Jesse aveva scritto una storia su due ragazzi. Loro giocavano sulle rive di una diga. Il personaggio principale, chiamiamolo Tony, aveva paura dell'acqua. Il gemello, Jack, no. Jack era in acqua, giocava e invitava Tony ad entrare. Tony si tratteneva. La loro madre era morta tempo prima, e loro erano affidati alla loro matrigna. Tony aveva una pietra in tasca, un ricordo di sua madre, Jack prese la pietra dalla sua tasca e la tirò nell'acqua. Tony corse in acqua quindi, e dopo vide che era in acqua, dimenticandosi della pietra.
Il problema di Jessie è che era esitante sullo sposare la sua compagna. La amava, ma non era sicuro della relazione nel lungo periodo, e non riusciva a prendere una decisione.
Noi analizzammo il sogno, lasciandolo identificare con ogni personaggio. Come Tony aveva paura dell'acqua, di entrarci. Come Jack era spontaneo, aveva fiducia in sé stesso ed era giocoso. Come la sua madre morta, era amorevole, giovane, dolce. Come l'acqua era profondo.
L'esperienza con sua madre era stata importante, infatti sua madre era stata fredda e distante, e ciò era l'origine di una parte della sue difficoltà nelle relazioni con le donne - aveva paura di avvicinarsi troppo, aveva paura che la freddezza potesse entrare nella relazione.
Ciò che era chiaro qui era la connessione nella sua esperienza con una parte più profonda, calda, femminile. Questo era ciò che lo motivava ad entrare in acqua. Ma era evidente che gli serviva l'aiuto del suo 'gemello', qualcuno che non aveva paura, che poteva prender e l'immagine di una madre 'calorosa, e 'buttarla' in acqua.
Gli chiesi di recitare le parti. Io sarei stato il gemello che prendeva il ricordo dalla sua tasca gettandolo in acqua. Lui acconsentì, quindi narrando 'ora prendo il ricordo, ora lo getto in acqua'. Lui immaginò quindi di entrare in acqua. Si sentì rilassato.
Questa fu per lui un'esperienza profonda. Si sentì in riposo, calmo e capace di entrare in contatto con una luogo profondo di sé che non era spaventato da preoccupazioni sul future della relazione. Come nella storia, una volta 'in acqua', lui non aveva più bisogno di sua madre.
Era evidente che erano necessarie molte cose. Prima di tutto di qualcuno che lo aiutasse – il 'gemello 'che dirigesse la sua attenzione alla madre calorosa che desiderava. Poi, il suo movimento naturale sarebbe stato verso quel luogo. Infine lui sarebbe potuto essere sé stesso, non più diviso tra la parte che voleva nuotare, ma esitante, e la parte che andava giusto avanti nella vita. Sentì le due parti unirsi. Ebbe la sensazione di una connessione con la profondità, il calore, il femminile nel suo cuore, e fu quindi capace di immergersi nella vita, e nella relazione, senza esitare.
lunedì 15 dicembre 2014
Case #11 - Padre, madre, ragazza
John aveva difficoltà a impegnarsi veramente con la sua ragazza. Non era sicuro della relazione
Lui aveva un sogno. Lui e la sua ragazza facevano l'amore. Suo padre e sua madre si trovavano dietro di lui. Suo padre era un giovane uomo, sicuro di sé e forte.
Lui non era sicuro, non voleva che lei rimanesse incinta. Suo padre si faceva Avanti, e lui si sentiva sollevato.
Puoi avere un gran lavoro da fare con questo materiale se sei freudiano, ma si opera differentemente con la Gestalt. Gestalt si occupa di integrazione e appropriamento, quindi ci identifichiamo come tutte le parti del sogno. Queste danno l'accesso alle nostre polarità e aspetti del sé.
Quindi gli chiesi di 'essere' tutte le parti del suo sogno.
Come sé stesso era esitante, e si tratteneva.
Come ragazza, lui desiderava con tutto il suo cuore, senza pesi.
Come padre era aperto, chiaro e in buona salute.
Come madre era in ombra, non voleva essere visto, si nascondeva.
C'era un parallelo –padre con ragazza, entrambi sicuri di sé, e sé stesso con la madre, entrambi incerti, non solidi, si nascondevano.
Ciò aveva un senso, infatti sua madre era stata molto fredda durante la sua crescita.
Esplorammo questa freddezza, e specificatamente, il modo in cui lui era freddo nella relazione in vari modi. Osservammo come tale freddezza di manifestasse nei suoi 'piedi freddi' con la sua ragazza, e nella sua difficoltà ad impegnarsi seriamente.
Esplorammo tale freddezza, che lui chiamava 'coperta emozionale' la sua parte insensibile. Lui relazionò questa alla sua esperienza di depressione e assenza di significato.
Lavorare sulla presa di coscienza di tale freddezza fu un'esperienza che lo rafforzò, in quanto lo rese capace di vedere il modo in cui questa entrava nella relazione. Per avere un'esperienza diversa, lui doveva trovare nuovi modi per 'riscaldarsi, senza prendere questo calaore da una fonte esterna (la ragazza).
ciò si basa sul principio della consapevolezza, la nozione gestalt di responsabilità e del rimanere con 'ciò che è'. La sua freddezza non sarebbe cambiata – faceva parte del suo modo di entrare in relazione. Tuttavia lui poteva aumentare la sua consapevolezza, la sua capacià di scelta e comprendere come questa si manifestasse nella relazione
Lui aveva un sogno. Lui e la sua ragazza facevano l'amore. Suo padre e sua madre si trovavano dietro di lui. Suo padre era un giovane uomo, sicuro di sé e forte.
Lui non era sicuro, non voleva che lei rimanesse incinta. Suo padre si faceva Avanti, e lui si sentiva sollevato.
Puoi avere un gran lavoro da fare con questo materiale se sei freudiano, ma si opera differentemente con la Gestalt. Gestalt si occupa di integrazione e appropriamento, quindi ci identifichiamo come tutte le parti del sogno. Queste danno l'accesso alle nostre polarità e aspetti del sé.
Quindi gli chiesi di 'essere' tutte le parti del suo sogno.
Come sé stesso era esitante, e si tratteneva.
Come ragazza, lui desiderava con tutto il suo cuore, senza pesi.
Come padre era aperto, chiaro e in buona salute.
Come madre era in ombra, non voleva essere visto, si nascondeva.
C'era un parallelo –padre con ragazza, entrambi sicuri di sé, e sé stesso con la madre, entrambi incerti, non solidi, si nascondevano.
Ciò aveva un senso, infatti sua madre era stata molto fredda durante la sua crescita.
Esplorammo questa freddezza, e specificatamente, il modo in cui lui era freddo nella relazione in vari modi. Osservammo come tale freddezza di manifestasse nei suoi 'piedi freddi' con la sua ragazza, e nella sua difficoltà ad impegnarsi seriamente.
Esplorammo tale freddezza, che lui chiamava 'coperta emozionale' la sua parte insensibile. Lui relazionò questa alla sua esperienza di depressione e assenza di significato.
Lavorare sulla presa di coscienza di tale freddezza fu un'esperienza che lo rafforzò, in quanto lo rese capace di vedere il modo in cui questa entrava nella relazione. Per avere un'esperienza diversa, lui doveva trovare nuovi modi per 'riscaldarsi, senza prendere questo calaore da una fonte esterna (la ragazza).
ciò si basa sul principio della consapevolezza, la nozione gestalt di responsabilità e del rimanere con 'ciò che è'. La sua freddezza non sarebbe cambiata – faceva parte del suo modo di entrare in relazione. Tuttavia lui poteva aumentare la sua consapevolezza, la sua capacià di scelta e comprendere come questa si manifestasse nella relazione
lunedì 8 dicembre 2014
Case #10 - Paura, Aggression e Piacere
Bridget era una persona molto sensibile Lei aveva sofferto in passato di allergie, ed era molto sensibile fisicamente all'ambiente, come ne era spaventata.
Raccontava di come fosse difficile per lei se qualcuno si arrabbiava con lei. Si sentiva molto vulnerabile, solamente se il suo compagno non si trovava d'accordo con lei.
Lei affermava ' il mio corpo non è il mio corpo, sono immobile, non ho senso dei confini'.
Quindi le era difficile essere nel suo corpo, specialmente quando qualcuno vicino a lei non provava piacere.
Le chiesi dei suoi errori. Lei raccontò dell'ultima volta che era stata dura, o aveva mancato di sensibilità verso qualcuno.
Le parlai delle mie durezze e insensibilità-
Lei disse di come I suoi occhi potevano essere taglienti e di come potevano spingere via gli altri.
Le chiesi di immaginare I suoi occhi, quando respingevano in quella maniera. Lei disse 0sono rossi, posso uccidere qualcuno usandoli'. La incoraggiai a soffermarsi su quegli occhi rossi, e di bruciare con loro le persone. Lei descrisse un'immagine in cui dirigeva quella forza sul viso di qualcuno.
Lei era stata molestata sessualmente da ragazza, e provava molta rabbia verso quell'uomo.
Le chiesi di picchiare l'uomo che l'aveva fatto.
Lei avvertì il suo potere, e le chiesi di notare il resto del suo corpo. Si sentì potente, nei suoi muscoli, pelle e gambe.
Precedentemente lei percepiva l'essere nel suo corpo come 'una tortura'. Ma ora si sentiva bene.
Parlammo della sua sessualità. Per molti anni era stata timida, impaurita, spaventata e poteva facilmente congelarsi con il suo compagno. Le chiesi di immaginarsi sessualmente aggressiva con il suo compagno. L'immagine la coinvolse molto.
Esplorammo alter aree della sua vita dove avrebbe potuto esercitare la sua aggressività – giocare a baseball con suo figlio.
Lei si sentì splendida.
Durante questa sessione noi iniziammo dalla sua vulnerabilità, e dal suo essere 'spaventata dal suo corpo'. Questa potente sessione le era molto familiare, poichè aveva caratterizzato la sua esperienza di vita. Ciò aveva interferito con la sua intimità con suo marito e con la sua capacità di avere comunicazioni robuste.
Questa posizione di 'essere colpita dagli altri', rappresentava l'opposta polarità di chi ha un impatto sugli altri. Anche se rimaneva in silenzio, identificando la sua esperienza come colei che 'spingeva' ci permise di accedere alla sua stessa rabbia.
Il sintomo somatico di questa – I suoi occhi, erano la chiave per entrare nel profondo della sua ravvia. La visualizzazione del suo essere aggressiva la fece emergere fuori.
Ciò non era per 'incoraggiarla ad essere aggressiva' verso gli altri, ma per darle la possibilità di passare alla polarità opposta in modo da renderla una persona integra.
Questo spostamento fu drammatico Non si sentiva più sensibile, senza potere, spaventata o dissociata. Lei fu capace non solo di affrontare i suoi aggressori, ma iniziò anche a percepirsi più attiva sessualmente con il suo compagno, cosa che non le era accaduta per molto tempo
La scoperta che la possibilità dell'aggressività, potesse essere giocosa, sia nel sesso, che con suo figlio, le era nuova e le diede una nuova prospettiva.
Raccontava di come fosse difficile per lei se qualcuno si arrabbiava con lei. Si sentiva molto vulnerabile, solamente se il suo compagno non si trovava d'accordo con lei.
Lei affermava ' il mio corpo non è il mio corpo, sono immobile, non ho senso dei confini'.
Quindi le era difficile essere nel suo corpo, specialmente quando qualcuno vicino a lei non provava piacere.
Le chiesi dei suoi errori. Lei raccontò dell'ultima volta che era stata dura, o aveva mancato di sensibilità verso qualcuno.
Le parlai delle mie durezze e insensibilità-
Lei disse di come I suoi occhi potevano essere taglienti e di come potevano spingere via gli altri.
Le chiesi di immaginare I suoi occhi, quando respingevano in quella maniera. Lei disse 0sono rossi, posso uccidere qualcuno usandoli'. La incoraggiai a soffermarsi su quegli occhi rossi, e di bruciare con loro le persone. Lei descrisse un'immagine in cui dirigeva quella forza sul viso di qualcuno.
Lei era stata molestata sessualmente da ragazza, e provava molta rabbia verso quell'uomo.
Le chiesi di picchiare l'uomo che l'aveva fatto.
Lei avvertì il suo potere, e le chiesi di notare il resto del suo corpo. Si sentì potente, nei suoi muscoli, pelle e gambe.
Precedentemente lei percepiva l'essere nel suo corpo come 'una tortura'. Ma ora si sentiva bene.
Parlammo della sua sessualità. Per molti anni era stata timida, impaurita, spaventata e poteva facilmente congelarsi con il suo compagno. Le chiesi di immaginarsi sessualmente aggressiva con il suo compagno. L'immagine la coinvolse molto.
Esplorammo alter aree della sua vita dove avrebbe potuto esercitare la sua aggressività – giocare a baseball con suo figlio.
Lei si sentì splendida.
Durante questa sessione noi iniziammo dalla sua vulnerabilità, e dal suo essere 'spaventata dal suo corpo'. Questa potente sessione le era molto familiare, poichè aveva caratterizzato la sua esperienza di vita. Ciò aveva interferito con la sua intimità con suo marito e con la sua capacità di avere comunicazioni robuste.
Questa posizione di 'essere colpita dagli altri', rappresentava l'opposta polarità di chi ha un impatto sugli altri. Anche se rimaneva in silenzio, identificando la sua esperienza come colei che 'spingeva' ci permise di accedere alla sua stessa rabbia.
Il sintomo somatico di questa – I suoi occhi, erano la chiave per entrare nel profondo della sua ravvia. La visualizzazione del suo essere aggressiva la fece emergere fuori.
Ciò non era per 'incoraggiarla ad essere aggressiva' verso gli altri, ma per darle la possibilità di passare alla polarità opposta in modo da renderla una persona integra.
Questo spostamento fu drammatico Non si sentiva più sensibile, senza potere, spaventata o dissociata. Lei fu capace non solo di affrontare i suoi aggressori, ma iniziò anche a percepirsi più attiva sessualmente con il suo compagno, cosa che non le era accaduta per molto tempo
La scoperta che la possibilità dell'aggressività, potesse essere giocosa, sia nel sesso, che con suo figlio, le era nuova e le diede una nuova prospettiva.
giovedì 27 novembre 2014
Case #9 - La soluzione è non dare soluzione
Jane ha un figlio adolescente. Aveva problemi nel motivarlo, perchè si trovava in conflitto tra il fargli pressione per un buon risultato scolastico, e il dargli lo spazio necessario per trovare il suo livello. Lui passava tanto tempo su internet.
Lei mi chiedeva consiglio, soluzioni e guida.
.Certo, c'era una parte di me felice di dare consigli da genitore, ho cresciuto 5 bambini. Avevo tante opinioni su cosa potesse essere d'aiuto.
Tuttavia, rifiutai il suo invito e mi focalizzai sui suoi sentimenti circa la situazione. Lei divagava – ricordando un esperienza positiva nella classe genitoriale, che le anticipava che e cose non stavano andando bene per suo figlio. Era difficile tenerla nel presente, con me, e con i suoi sentimenti.
Le parlai dei sentimenti che avevo provato crescendo I miei figli. Ciò porto Jane ad aprirsi e a parlare della sua ansia e tensione. Ma mentre diceva ciò, sorrideva. Commentai ciò che avevo visto e ascoltato e le chiesi quanta differenza c'era per lei.
Parlava sempre col sorriso, invece che con preoccupazione. In una certa misura questo funzionava per lei.
Ma la sua tensione mostrava anche che non funzionava.
Rimasi focalizzato sul presente, sulla sua esperienza, e parlai delle mie difficoltà nel crescere I miei figli a quell'età.
Poco a poco, si concesse di sentire di più. Le chiesi di respirare lentamente.
Lei disse di sentirsi persa. Proposi che invece di darle soluzioni per non sentirsi persa, sarei stato con lei per un po'. Dissi un minuto, per stare assieme in quello spazio.
Si rilassò e percepì un calore interno. Notai le sue mani sullo stomaco, attorno alle costole. Portai la sua consapevolezza lì. Normalmente sentiva ansia e tensione sullo stomaco. Ora sentiva calore. La invitai a respirare pienamente.
Ora che era più in profondità, inizio a piangere. Era aperta al presenta dei suoi sentimenti profondi. Era presente la tristezza e il calore.
Questo era il punto d'integrazione.
Poi, le offri un principio di parentela che mi fu di grande aiuto. Ora poteva riceverlo a cuore aperto, e non come un'idea intellettuale.
L'importante era che invece che darle le soluzioni che cercava (per dire che gli erano state date da altri), rimasi con la sua resistenza, nel presente, con il suo sentirsi persa, e ciò le permise di sentirsi competa in quello spazio. Il focus era relazionale e non comportamentale.
Lei mi chiedeva consiglio, soluzioni e guida.
.Certo, c'era una parte di me felice di dare consigli da genitore, ho cresciuto 5 bambini. Avevo tante opinioni su cosa potesse essere d'aiuto.
Tuttavia, rifiutai il suo invito e mi focalizzai sui suoi sentimenti circa la situazione. Lei divagava – ricordando un esperienza positiva nella classe genitoriale, che le anticipava che e cose non stavano andando bene per suo figlio. Era difficile tenerla nel presente, con me, e con i suoi sentimenti.
Le parlai dei sentimenti che avevo provato crescendo I miei figli. Ciò porto Jane ad aprirsi e a parlare della sua ansia e tensione. Ma mentre diceva ciò, sorrideva. Commentai ciò che avevo visto e ascoltato e le chiesi quanta differenza c'era per lei.
Parlava sempre col sorriso, invece che con preoccupazione. In una certa misura questo funzionava per lei.
Ma la sua tensione mostrava anche che non funzionava.
Rimasi focalizzato sul presente, sulla sua esperienza, e parlai delle mie difficoltà nel crescere I miei figli a quell'età.
Poco a poco, si concesse di sentire di più. Le chiesi di respirare lentamente.
Lei disse di sentirsi persa. Proposi che invece di darle soluzioni per non sentirsi persa, sarei stato con lei per un po'. Dissi un minuto, per stare assieme in quello spazio.
Si rilassò e percepì un calore interno. Notai le sue mani sullo stomaco, attorno alle costole. Portai la sua consapevolezza lì. Normalmente sentiva ansia e tensione sullo stomaco. Ora sentiva calore. La invitai a respirare pienamente.
Ora che era più in profondità, inizio a piangere. Era aperta al presenta dei suoi sentimenti profondi. Era presente la tristezza e il calore.
Questo era il punto d'integrazione.
Poi, le offri un principio di parentela che mi fu di grande aiuto. Ora poteva riceverlo a cuore aperto, e non come un'idea intellettuale.
L'importante era che invece che darle le soluzioni che cercava (per dire che gli erano state date da altri), rimasi con la sua resistenza, nel presente, con il suo sentirsi persa, e ciò le permise di sentirsi competa in quello spazio. Il focus era relazionale e non comportamentale.
lunedì 30 giugno 2014
Case #8 - Sfiducia negli uomini
Gabriella aveva 4 figli, ed era incinta al 5° mese di un nuovo compagno, Jose, che voleva essere indicato come il suo fidanzato. Erano stati assieme per 2 anni.
Lei si sentiva in conflitto circa la sua relazioni con gli uomini. Jose era di supporto e disponibile ad avere un figlio. Lui aveva già un figlio con un'altra donna che non viveva con lui, e aveva 9 anni.
Gabriella provava rabbia verso gli uomini. Suo padre era stato distante e irraggiungibile, e raramente gli faceva complimenti. Quindi lei sentiva il bisogno di uomini per tenerezza, ma anche il rifiuto per ogni forma di distanza.
Jose stave con lei, ma era esitante nel prendere un serio impegno con lei e sposarla. Lei provava molta rabbia per questo, e questa distanza fra loro. Ma poi temeva il suo allontanamento. In tutti e due I modi, lei si feriva, e ciò le era familiar – immaginare di dover essere forte e dipendere solo su lei stessa.
Il problema era, che quando faceva ciò, si allontanava dal suporto e dalla tenerezza che desiderava.
Quindi la invitai a portare ciò nel presente con me –io sono un uomo daltronde. La invitati a parlarmi della sua sfiducia negli uomini. E poi di dirmi direttamente – 'Non credo che tu sarai gentile, non credo che sei qui per altri motivi che non per tuo personale interesse' ecc.
Era riluttante a dirmi ciò direttamente, ma la incoraggiai, dicendole che mi sentivo fermo e sicuro di me stesso, che potevo sostenerlo.
Quindi lo fece. Le chiesi cosa provasse – un pò confuse. Le chiesi di respirare, di aprirsi ai suoi sentimenti. Lei entrò in contatto con la sua rabbia. Le chiesi di dirmelo ancora, con rabbia.
Lo fece, e poi scoppiò in lacrime. Il fatto che la stessi ascoltando, senza respingerla o reagire, ma solo stando fermo la toccò profondamente. Iniziò a singhiozzare. Era così abituata ad allontanare gli uomini con rabbia, che trovare qualcuno così fermo fu una nuova esperienza per lei.
Quandò si placò, disse che era stata un'esperienza potente che avrebbe portato con sè. Sapere che poteva provare rabbia, e che allo stesso tempo il suo bisogno potesse essere ascoltato riempì una grande mancanza che provava sin dalla sua fanciullezza.
Questa non era necessariamente un'esperienza 'curativa' per sempre. Ma fu un'esperienza profonda, qualcosa che poteva integrare, e poteva divenire una nuova parte di lei, una conoscenza, una forza e una confidenza in modo che non potesse sempre sentirsi come se 'dovesse reggere l'intero mondo'.
Certo, questa aumentata capacità di essere vulnerabile poteva creare cicli positivi nelle relazioni, così che potesse avere risultati diversi da quelli a cui era abituata.
Il processo Gestalt coinvolse l'aver prestato attenzione alla sua esperienza, l'aver creato un esperiemento per consentirle una nuova esperienza nelle relazioni. Utilizzai la mia persona, in modo da poter rispondere direttamente a lei, e stabilire una connessione 'Io-Tu'.
Focalizzandomi sulla relazione terapeutica, instaurai la base per il cambiamento delle sue relazioni di tutta una vita.
Lei si sentiva in conflitto circa la sua relazioni con gli uomini. Jose era di supporto e disponibile ad avere un figlio. Lui aveva già un figlio con un'altra donna che non viveva con lui, e aveva 9 anni.
Gabriella provava rabbia verso gli uomini. Suo padre era stato distante e irraggiungibile, e raramente gli faceva complimenti. Quindi lei sentiva il bisogno di uomini per tenerezza, ma anche il rifiuto per ogni forma di distanza.
Jose stave con lei, ma era esitante nel prendere un serio impegno con lei e sposarla. Lei provava molta rabbia per questo, e questa distanza fra loro. Ma poi temeva il suo allontanamento. In tutti e due I modi, lei si feriva, e ciò le era familiar – immaginare di dover essere forte e dipendere solo su lei stessa.
Il problema era, che quando faceva ciò, si allontanava dal suporto e dalla tenerezza che desiderava.
Quindi la invitai a portare ciò nel presente con me –io sono un uomo daltronde. La invitati a parlarmi della sua sfiducia negli uomini. E poi di dirmi direttamente – 'Non credo che tu sarai gentile, non credo che sei qui per altri motivi che non per tuo personale interesse' ecc.
Era riluttante a dirmi ciò direttamente, ma la incoraggiai, dicendole che mi sentivo fermo e sicuro di me stesso, che potevo sostenerlo.
Quindi lo fece. Le chiesi cosa provasse – un pò confuse. Le chiesi di respirare, di aprirsi ai suoi sentimenti. Lei entrò in contatto con la sua rabbia. Le chiesi di dirmelo ancora, con rabbia.
Lo fece, e poi scoppiò in lacrime. Il fatto che la stessi ascoltando, senza respingerla o reagire, ma solo stando fermo la toccò profondamente. Iniziò a singhiozzare. Era così abituata ad allontanare gli uomini con rabbia, che trovare qualcuno così fermo fu una nuova esperienza per lei.
Quandò si placò, disse che era stata un'esperienza potente che avrebbe portato con sè. Sapere che poteva provare rabbia, e che allo stesso tempo il suo bisogno potesse essere ascoltato riempì una grande mancanza che provava sin dalla sua fanciullezza.
Questa non era necessariamente un'esperienza 'curativa' per sempre. Ma fu un'esperienza profonda, qualcosa che poteva integrare, e poteva divenire una nuova parte di lei, una conoscenza, una forza e una confidenza in modo che non potesse sempre sentirsi come se 'dovesse reggere l'intero mondo'.
Certo, questa aumentata capacità di essere vulnerabile poteva creare cicli positivi nelle relazioni, così che potesse avere risultati diversi da quelli a cui era abituata.
Il processo Gestalt coinvolse l'aver prestato attenzione alla sua esperienza, l'aver creato un esperiemento per consentirle una nuova esperienza nelle relazioni. Utilizzai la mia persona, in modo da poter rispondere direttamente a lei, e stabilire una connessione 'Io-Tu'.
Focalizzandomi sulla relazione terapeutica, instaurai la base per il cambiamento delle sue relazioni di tutta una vita.
venerdì 27 giugno 2014
Case #7 - Sfiducia negli uomini

Changchang aveva 50 anni. Era un apersona gentile. Infatti si prendeva cura di tutit quelli che la circondavano. Ma rivelò di essere infelice del suo matrimonio. Non si sentiva soddisfatta, si sentiva sola.
Anche se aveva amici, molti contatti sociali, ed era per considerate, si sentiva sola e infelice.
Con lei adottai una modalità direttamente dialogica. Le dissi – Mi sento molto bene in tua presenza. Sento che sei una persona che perdona, e posso essere me stesso, e tu mi accetterai. Lei acconsentì – era così con le persone.
Le dissi che mi piaceva sentirmi così – sentirmi sicuro. Lei annuì e disse che ciò era per lei moo importante. Le dissi che potevo immaginare di prendere vantaggio da tale sentimento – per confidarmi, imparare o accettare tale calore. Come terapista, fu per me difficile trovarmi nella posizione di autorità, come professionista, o di darle, perché sentivo il mio stesso bisogno in presenza della sua gnenerosità
Lei annuì – riconosceva tutto ciò, anche se raramente interveniva
Notai anche che non mi sentivo a mio agio in un modo che è difficile descrivere. Lei voleva solo dare. Ma era capace di ricevere? Poteva ricevere qualcosa da me?
Pianse. Questo disse era molto difficile.
Anche io mi seniti toccata. Rimanemmo in questo contatto emozionale, in silenzio, per un po'.
Ma non poteva prendere niente da me. Era sempre pronta a dare. Non era bilanciata.
Quindi proposi un esperimento Gestalt. Trovai delle belle bilie di vetro in stanza, e le posi nella sua mano. Le dissi, ti darò le biglie una alla volta. Volevo che lei le prendesse veramente da me, come se stesse ricevendo un dono. Desidero che tu li prenda da me veramente, come se stessi ricevendo un dono.
Lei acconsentì, e lo facemmo. Lo feci molto lentamente, guardandola, per essere sicuro che le stesse davvero ricevendo da me. Lei tremava, la sua vulnerabilità emerse, piase mentre prendeva ogni biglia..
Disse che era la prima volta, per quanto potesse ricordare, era molto tempo non aveva preso niente da un'altra persona. Lei era sempre quella che donava, e in questo modo aveva ottenuto il suo riconoscimento. Ma si sentiva vuota, perché il flusso non era a due vie, e la relazione come risultato tendeva a stagnare. Di qui la sua solitudine, nonostante fosse ben considerata e avesse molti amici.
Qui utilizzai una mia stessa esperienza nel dialogo. Invece che parlare del resto della sua vita, lo portammo nel presente, e l'esperimento tra di noi. La sua nuova esperienza era possibile, perché ci mi ero impegnato tanto quanto lei. Portai consapevolezza nella scambio relazionale che è spesso automatico e inconsapevole. Portando la mia esperienza (invece che il giudizio), lei potè accettarla, e aprirsi a qualcosa di diverso.
venerdì 20 giugno 2014
Case #6 - Disciplina e Libertà
Trevor aveva 33 anni. Era cresciuto in India con sua madre; suo padre era invisibile. Studiò presso una scuola alternativa, dove veniva data molta libertà agli studenti, ma poca guida.
Arrive in Australia all'età di 20 anni, si divertive, usciva la sera, e lavorava tantissimo.
Durante la sua fase di crescita, sua madre aveva sempre lavorato, e lui non aveva potuto stare molto con lui, anche se vivevano nella stessa casa.
Lei venne in Australia 5 anni, fa, e comprò la casa dove lui ora vive. Lei cercò di recuperare il tempo perso – passano più tempo assieme ora di quando lui era un bambino e un ragazzo.
Trevor era intelligente, bello, con fiducià in sè stesso, m non riusciva ad avere una ragazza, o quanto meno una relazione di lungo periodo.
C'erano varie questioni da essere analizzare. Una delle più rilevanti era quella del supporto vs libertà.
Trevor era cresciuto con molta libertà, a scuola e a casa, ma con poca struttura, o support.
Portai la questione nella sessione. Consigliai di interpretare uno dei suoi insegnanti di scuola, e analizzai ciò che provava. Fu un'esperienza familiare per lio – il piacere della sua libertà, ma allo stesso tempo, si sentiva perso.
In seguito io interpretai l'insegnante che non aveva avuto, dandogli istruzioni chiare, una Chiara struttura, e incoraggiamento.
Pianse, e la sua ansia nascosta diminuì. Per lui fu piacevole. Si sentiva più solido.
In seguito invertimmo I ruoli, lui interpretava l'insegnante che dava struttura e supporto. Anche questo fu per lui piacevole, si sentiva più solido.
In questo modo organizzai una serie di temi da affrontare nelle settimane successive: strutura, support, incoraggiamento, ansia e ribellione. Gli chiesi di identificare i luoghi nel suo corpo dove sentiva ognuna di tali l'esperienze. Poi gli chiesi di fare un disegno contenente tali elementi.
Gli diedi il compito a casa di disegnare una serie di queste immagini.
La settimana seguente arrivò con una maggiore realizazione – non era mai stato capace di portare assieme queste diverse aree- la struttura era nel lavoro, la libertà nel divertimento, e il suo desiderio di essere apprezzato lo portava ad avere un comportamento manipolativo nelle relazioni.
Quando la sua consapevolezza dell'esistenza di queste aree aumentò, lui divenne capace di integrare questi aspetti di sé.
Attraverso questo processo noi utilizzammo gli esperimenti Gestalt per incorporare e interpretare differenti aspetti del sè, portammo le esperienze passate nel presente, creammo una nuova esperienza per aumentare la consapevolezza, ed esplorammo queste esperienze in termini di sensazioni corporee.Utilizzammo il processo creativo per approfondire tale consapevolezza, e la relazione terapeutica e per costruire uno spazio sicuro di dialogo su queste tematiche.
Arrive in Australia all'età di 20 anni, si divertive, usciva la sera, e lavorava tantissimo.
Durante la sua fase di crescita, sua madre aveva sempre lavorato, e lui non aveva potuto stare molto con lui, anche se vivevano nella stessa casa.
Lei venne in Australia 5 anni, fa, e comprò la casa dove lui ora vive. Lei cercò di recuperare il tempo perso – passano più tempo assieme ora di quando lui era un bambino e un ragazzo.
Trevor era intelligente, bello, con fiducià in sè stesso, m non riusciva ad avere una ragazza, o quanto meno una relazione di lungo periodo.
C'erano varie questioni da essere analizzare. Una delle più rilevanti era quella del supporto vs libertà.
Trevor era cresciuto con molta libertà, a scuola e a casa, ma con poca struttura, o support.
Portai la questione nella sessione. Consigliai di interpretare uno dei suoi insegnanti di scuola, e analizzai ciò che provava. Fu un'esperienza familiare per lio – il piacere della sua libertà, ma allo stesso tempo, si sentiva perso.
In seguito io interpretai l'insegnante che non aveva avuto, dandogli istruzioni chiare, una Chiara struttura, e incoraggiamento.
Pianse, e la sua ansia nascosta diminuì. Per lui fu piacevole. Si sentiva più solido.
In seguito invertimmo I ruoli, lui interpretava l'insegnante che dava struttura e supporto. Anche questo fu per lui piacevole, si sentiva più solido.
In questo modo organizzai una serie di temi da affrontare nelle settimane successive: strutura, support, incoraggiamento, ansia e ribellione. Gli chiesi di identificare i luoghi nel suo corpo dove sentiva ognuna di tali l'esperienze. Poi gli chiesi di fare un disegno contenente tali elementi.
Gli diedi il compito a casa di disegnare una serie di queste immagini.
La settimana seguente arrivò con una maggiore realizazione – non era mai stato capace di portare assieme queste diverse aree- la struttura era nel lavoro, la libertà nel divertimento, e il suo desiderio di essere apprezzato lo portava ad avere un comportamento manipolativo nelle relazioni.
Quando la sua consapevolezza dell'esistenza di queste aree aumentò, lui divenne capace di integrare questi aspetti di sé.
Attraverso questo processo noi utilizzammo gli esperimenti Gestalt per incorporare e interpretare differenti aspetti del sè, portammo le esperienze passate nel presente, creammo una nuova esperienza per aumentare la consapevolezza, ed esplorammo queste esperienze in termini di sensazioni corporee.Utilizzammo il processo creativo per approfondire tale consapevolezza, e la relazione terapeutica e per costruire uno spazio sicuro di dialogo su queste tematiche.
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